La sapienza dei re (Bibliopolis, 2026)

Giovedì 7 maggio 2026, presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, si è tenuto un seminario di presentazione del volume La sapienza dei re, pubblicato da Bibliopolis nel 2026. Per l’occasione, le curatrici Tiziana Provvidera e Blythe Alice Raviola, insieme alla traduttrice Silvia Lorenzini, hanno presentato e discusso i principali nuclei dell’opera con Gianfranco Borrelli, Domenico Taranto, Giovanni Barbuto, Isabella Iannuzzi e Giovan Giuseppe Monti.

Il volume, edito dalla casa editrice napoletana Bibliopolis, arricchisce la collana “Ragion di Stato e Democrazia. Testi”, diretta da Alessandro Arienzo e Gianfranco Borrelli. L’edizione restituisce agli studiosi il De regia sapientia, trattato latino pubblicato da Giovanni Botero a Milano nel 1583, ben sei anni prima del più famoso Della Ragion di Stato. L’opera rappresenta un momento decisivo nella formazione del pensiero politico boteriano: ancora legata alla tradizione degli specula principum, ma già attraversata da temi che diventeranno centrali nella riflessione moderna sulla conservazione dello Stato, sul rapporto tra politica e religione, sulla polemica con Machiavelli e sulla risemantizzazione dei concetti di sapienza e prudenza.

Particolare rilievo assume il ritrovamento del manoscritto originale del De regia sapientia presso l’Archivio Storico Diocesano di Milano. Come mostra l’introduzione di Blythe Alice Raviola, tale scoperta consente di osservare da vicino il cantiere materiale e intellettuale dell’opera: fascicoli, correzioni, cancellature, spostamenti, imprimatur, interventi di mani diverse, note marginali e sezioni espunte. Il testo appare così non come un oggetto statico, ma come un processo di elaborazione in cui il pensiero politico di Botero prende forma attraverso la scrittura, la revisione e la stampa.

La Nota al testo di Tiziana Provvidera ricostruisce con rigore la complessa tradizione manoscritta e a stampa del trattato, chiarendo la natura stratificata del codice e il rapporto tra le diverse fasi redazionali. Inoltre, la traduzione italiana di Silvia Lorenzini rende accessibile un’opera finora meno frequentata anche per la sua veste latina, permettendo di coglierne con maggiore immediatezza la forza argomentativa.

Nel De regia sapientia la sapienza del re nasce dal riconoscimento della dipendenza del potere umano da Dio. I regni e le vittorie dipendono dalla Provvidenza; gli Stati si accrescono e si conservano attraverso ciò che concilia Dio agli uomini; decadono, invece, quando si allontanano dalla vera religione. Da qui deriva anche la confutazione di Machiavelli, affrontato da Botero soprattutto sul terreno del rapporto tra cristianesimo, guerra e virtù militare: la religione cristiana non indebolisce la virtù militare, ma la orienta verso la difesa della giustizia, della fede e della patria.

Parimenti importnate è la posfazione di Silvina Paula Vidal, che colloca il trattato entro le fratture della res publica christiana e ne mostra la posizione di passaggio tra la tradizione degli specula principis e la successiva riflessione sulla ragion di Stato. Il De regia sapientia è infatti un testo nel quale la sapienza cristiana del sovrano comincia già a orientarsi verso il problema della conservazione dei regni, della loro crescita e della loro rovina.

Il volume offre dunque un contributo fondamentale allo studio di Botero e della cultura politica della Controriforma, restituendo un’opera chiave per comprendere alcuni aspetti della genesi della riflessione cattolica sulla conservazione dello Stato.