Essere uomini di “lettere”

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La recensione di Giovan Giuseppe Monti al volume Essere uomini di “Lettere”. Segretari e politica culturale nel Cinquecento, curato da Antonio Geremicca ed Hélène Miesse (Firenze, Franco Cesati Editore, 2016) e pubblicata sulla rivista “Storia e politica” Vol. X, n°2, pp. 334-336 (2018).

Negli ultimi anni si è registrato in Italia un rinnovato interesse verso la figura del segretario di lettere e verso la letteratura umanistica e rinascimentale ad essa dedicata. Frutto di questo rinnovato interesse sono stati dapprima il libro di Marcello Simonetta Rinascimento Segreto. Il mondo del segretario da Petrarca a Machiavelli (2004), e successivamente il volume curato da Rosanna Gorris Camos Il Segretario è come un angelo. Trattati, raccolte, epistolari, vite paradigmatiche, ovvero come essere un buon segretario nel Rinascimento (2008).

A questi primi tentativi di ricostruzione della figura segretariale tra quattordicesimo e quindicesimo secolo, si aggiunge il più recente libro curato da Antonio Geremicca ed Hélène Miesse. All’interno del volume si tenta di inquadrare la fisionomia (spesso ibrida) del segretario, in un periodo storico che vede il profilarsi di nuove professionalità che si definiscono in rapporto a quella macchina burocratica che sarebbe presto divenuta propria dello “Stato moderno” (p. 23). L’obiettivo è dunque quello di mettere a fuoco le competenze che il segretario del Cinquecento poteva fornire in materia di politica culturale, di sondare il margine di manovra e di libertà concesso dai principi, soprattutto considerando la statura intellettuale di alcuni segretari, a loro volta collezionisti, committenti e veri e propri patrocinatori di altri artisti e letterati (emblematico in tal caso sia il contributo di Oscar Schiavone Luca Martini as an art consultant and patron of artists in pisa (1547-1561) sia quello di Antonio Geremicca “Per non iscoppiar tacendolo”. Pietro Aretino ritratto da Tiziano per Cosimo I de’Medici, e il confronto con Pierfrancesco Riccio).

Il ruolo e il posto del segretario sono certamente definiti con maggiore chiarezza per realtà come la Spagna e la Francia (a cui sono utili i riferimenti della prefazione di Giovanni Muto e il contributo di Letizia Mafale “Per ardua surgo”. Les Laubespine Villeroy, secrétaires politiques et lettrés à la cour des derniers Valois), dove la macchina del Sistema “statale” centralizzato è ormai avviata, mentre lo stesso non si può dire della penisola italiana, dove il dibattito è più vivo e articolato a seconda dei diversi contesti territoriali. Proprio della molteplicità di situazioni italiane il volume intende quindi rendere conto, presentando figure segretariali provenienti da contesti diversi e attivi lungo tutto l’arco del secolo.

Un contributo che metodologicamente si discosta dagli altri presenti nel volume è quello di Matteo Provasi L’aristotelismo abortito. Il segretario, il principe, lo stato nel Cinquecento che propone nella sua riflessione sulla figura del segretario, una particolare chiave di lettura, sviluppata sull’intersezione della categoria filosofica di “aristotelismo politico”, del paradigma storiografico dello “Stato Rinascimentale” e dell’analisi storica delle vicende dei principati italiani. Da questa confluenza, Provasi riconosce la figura del segretario rinascimentale, da lui tratteggiata, come connettore in grado di permettergli di formulare la proposta teorica secondo la quale il ripiegamento delle dinastie italiane sarebbe stato dovuto anche all’incapacità di trasformare la potestas principis basata sul carisma del signore in potere impersonale basato su una solida e duratura struttura burocratica, come prescriveva l’aristotelismo politico (p. 33). Si assisterebbe dunque alla continuazione di un modello personalistico non in grado di proporre visioni a lungo termine basate sulla reale burocratizzazione del sistema di governo (p.38), in cui il persistere del profilo segretariale rinascimentale, che non si trasforma in “funzionario statale”, sarebbe sintomo di un potere non in grado di generare risposte efficaci al sistema della continuità dinastica.

Bibliografia minima:

S. Andreatta, L’arte della prudenza. Teoria e prassi della diplomazia nell’Italia del XVI e XVII secolo, Biblink, Roma, 2006.
E.A. Baldini (a cura di), Aristotelismo politico e ragion di Stato, Olschki, Firenze, 1995
D. Biow, Doctors, Ambassadors, Secretaries: Humanism and Professions in Renaissance Italy, University of Chicago Press, Chicago, 2002.
A. Gamberini e I. Lazzarini (a cura di), Lo Stato del Rinascimento, Viella, Roma, 2014.
R. Gorris Camos (a cura di), “Il segretario è come un angelo”. Trattati, raccolte epistolari, vite paradigmatiche, ovvero come essere un buon segretario nel Rinascimento, Schena Editore, Fasano, 2008.
M. Simonetta, Rinascimento segreto: il mondo del segretario da Petrarca a Machiavelli, Franco Angeli Editore, Roma, 2004.




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