Il governo degli algoritmi

Etica, politica, soggettivazioni. A cura di Alessandro Arienzo, Pietro Sebastianelli, Napoli, Guida 2025.

I saggi qui raccolti costituiscono un tentativo di indagare i recenti sviluppi della riflessione critica intorno alla governamentalità algoritmica. Li accomuna, pur nella eterogeneità degli approcci, un lessico comune e domanda di ricerca condivisa, che riguarda l’impatto che la digitalizzazione della vita quotidiana ha avuto – e sta tuttora avendo – sulle soggettivazioni contemporanee.

Viviamo in un tempo in cui l’esercizio del potere non si limita più alle forme tradizionali della legge, della disciplina o del controllo. In un paesaggio sociale sempre più mediato da tecnologie digitali, il governo delle condotte — individuali e collettive — passa attraverso dispositivi computazionali capaci di raccogliere, analizzare e predire comportamenti con una rapidità e una capillarità senza precedenti. Questa forma di potere prende il nome di governamentalità algoritmica, una modalità di gestione delle popolazioni che si fonda sull’estrazione e sull’elaborazione automatica di dati per orientare, influenzare e prefigurare le azioni dei soggetti.

La governamentalità algoritmica non costituisce semplicemente un’evoluzione tecnologica, si tratta bensì di una trasformazione epistemica e politica che investe i modi stessi di governare, conoscere e formare i soggetti. In questo senso, il nostro tempo richiede una nuova “diagnosi del presente”, nel senso foucaultiano del termine: un’indagine sulle forme contemporanee del potere e sulle modalità attraverso cui esse operano in profondità nella costituzione del soggetto.

Con il concetto di governamentalità, Michel Foucault ha indicato una modalità di esercizio del potere che non si fonda principalmente sulla repressione o sulla sovranità, ma sull’organizzazione delle condizioni di possibilità dell’agire dei soggetti. Governare, in questo senso, significa condurre le condotte, ovvero orientare i comportamenti individuali e collettivi attraverso dispositivi che incrociano saperi, norme, tecniche e istituzioni. La governamentalità liberale, così come Foucault l’ha analizzata, si fonda sull’idea che l’individuo sia un soggetto razionale, dotato di libertà e responsabilità, e quindi governabile attraverso incentivi, modelli economici e statistiche che lo rendono calcolabile e prevedibile.

Tuttavia, nell’epoca del capitalismo digitale, si assiste a un mutamento profondo nei dispositivi di governo. Antoinette Rouvroy ha proposto di chiamare questa mutazione governamentalità algoritmica, per indicare una forma di potere che non si esercita più attraverso la soggettivazione, ma attraverso la pre-emption, la prevenzione e la modulazione automatica dei comportamenti, spesso al di sotto della soglia della coscienza e della deliberazione. Si passa così da un governo dei soggetti a un governo delle correlazioni, dove non conta più ciò che un soggetto è o vuole essere, ma ciò che è probabile che faccia sulla base dei suoi dati passati e delle analogie con altri.

Questo shift ha implicazioni profonde per i processi di soggettivazione. Se la soggettività, in Foucault, era ancora il risultato di una tensione tra assoggettamento e atti di libertà, nel regime algoritmico si assiste a una forma di desoggettivazione per eccesso di calcolo. La soggettività non viene più interpellata né costruita attraverso narrazioni, norme o pratiche discorsive, ma sostituita da profili, pattern, classificazioni predittive. In questo quadro, come osserva Rouvroy, il soggetto tende a diventare trasparente a sé stesso e agli altri, sempre già determinato da ciò che è stato, senza più spazio per l’indeterminazione, la deviazione o la trasgressione.

Qui si innestano le riflessioni di Bernard Stiegler, il quale ha denunciato come la razionalità tecnico-economica contemporanea produca una proletarizzazione generalizzata, intesa come perdita di savoir-faire (saper fare), savoir-vivre (saper vivere) e soprattutto savoir-théoriser (saper pensare). L’automazione algoritmica delle scelte non solo espropria i soggetti della loro capacità di decidere, ma disattiva anche le condizioni stesse della formazione del desiderio e del giudizio critico. La governamentalità algoritmica è quindi anche una governamentalità dell’attenzione e della temporalità, che plasma le aspettative e i comportamenti in tempo reale, riducendo il futuro a una proiezione lineare del passato.

La portata della governamentalità algoritmica va quindi ben oltre la semplice efficienza amministrativa o l’ottimizzazione delle risorse. Essa interviene direttamente nei processi di soggettivazione, ovvero nei modi in cui gli individui si percepiscono, si relazionano con gli altri, e si costituiscono come soggetti. Gli algoritmi non si limitano a descrivere il mondo: lo modellano, lo anticipano, e spesso lo prescrivono, rendendo opachi i confini tra scelta autonoma e programmazione ambientale del comportamento.

Questo libro si propone di esplorare criticamente le implicazioni politiche, etiche e ontologiche di questa nuova forma di governo. A partire dalle intuizioni foucaultiane sulla governamentalità, il testo analizza come i meccanismi algoritmici riconfigurino le tecniche di potere e i regimi di verità contemporanei, contribuendo alla produzione di soggettività sempre più performative, reattive e previste. Il soggetto del neoliberismo digitale non è più solo l’imprenditore di sé, ma anche — e soprattutto — l’utente-traccia, il consumatore predittivo, il profilo in tempo reale.

In un contesto in cui la normatività si esercita attraverso il calcolo e la correlazione, e dove la trasparenza diventa un imperativo tanto tecnico quanto morale, è urgente interrogarsi su cosa significhi essere soggetti in un mondo in cui le nostre identità sono continuamente scritte e riscritte da logiche algoritmiche. A quali forme di resistenza è ancora possibile appellarsi? Quali margini di autonomia restano in un contesto così profondamente digitalizzato? E che tipo di etica può essere elaborata all’interno — o contro — un simile regime?

Il percorso che seguirà questo volume intreccia teoria critica, studi sulla tecnologia, sociologia dei dispositivi digitali, storia del pensiero politico e filosofia politica, con l’intento di costruire un lessico condiviso per pensare — e forse anche per disattivare — le retoriche della neutralità e dell’inevitabilità che circondano l’algoritmizzazione del mondo.

Questo libro nasce inoltre dall’urgenza di comprendere le logiche che sorreggono questo nuovo regime di potere, e di interrogare le sue conseguenze antropologiche e politiche. La domanda centrale che attraversa i capitoli seguenti è: cosa resta della soggettività in un mondo governato dagli algoritmi? E ancora:quali forme di resistenza o di riappropriazione sono possibili in un contesto in cui il soggetto rischia di essere ridotto a puro effetto di dati e correlazioni?

Senza alcuna pretesa di esaustività, i saggi in questione muovono da una serie di interrogativi che riguardano da vicino gli effetti della digitalizzazione sulla produzione di soggettività, passando in rassegna e sondando quel territorio di confine dove si intrecciano diagnosi e prognosi, disamina degli effetti intossicanti delle nuove tecnologie e prospettive di emancipazione che a partire da esse possono essere sperimentate.

L’effetto complessivo è quello di uno scandaglio minuzioso che si avvicina allo stile dell’inchiesta, poiché il territorio che si intende mappare è di quelli in rapida evoluzione. Lontani da ogni paranoica tecnofobia, così come da ogni acritica tecnofilia, i saggi qui raccolti investigano le ambivalenze delle tecnologie algoritmiche, dove si innestano, inestricabilmente, nuove forme pervasive di dominio, ma anche inedite potenzialità di trasformazione.

È proprio nella capacità di dimorare in questa ambivalenza che trova ragion d’essere il confronto, serrato, tra le prospettive di indagine che nel volume vengono introdotte dai diversi autori. In tutti i saggi, infatti, lo sforzo degli autori è quello di intercettare non soltanto la presa stringente degli algoritmi sulla vita quotidiana, ma anche i punti di attacco, le possibilità di invenzione e trasformazione che pure, in controluce, si possono scorgere tra le pieghe del digitale Attraverso il confronto con Foucault, Rouvroy e Stiegler — ma anche con Deleuze, Zuboff, Han e altri — il volume cerca di tracciare una cartografia dei dispositivi che oggi operano nella produzione delle soggettività digitali. Ma più ancora, si interroga sulla possibilità di una critica della ragione algoritmica e di una nuova ecologia del sé, che restituisca al soggetto la possibilità di farsi opera, piuttosto che replica.

Indice del volume