Cartografia politica. Spazi e soggetti del conflitto in Machiavelli

Machiavelli tra politica ed economia nell’ultimo saggio di Francesco Marchesi, Cartografia politica. Spazi e soggetti del conflitto in Niccolò Machiavelli (Firenze, 2018).

Il lavoro di ricerca su Machiavelli svolto da Francesco Marchesi nel suo ultimo saggio, Cartografia politica. Spazi e soggetti del conflitto in Niccolò Machiavelli (Firenze, Leo S. Olschki editore, 2018), pone una serie di interrogativi particolarmente rilevanti per gli studiosi dell’opera del segretario fiorentino.

La tesi del saggio è resa esplicita dall’autore fin dalle primissime battute: «stratega della totalità», Machiavelli avrebbe elaborato una riflessione sulla politica che si nutre dell’antagonismo e del conflitto come fattori determinanti che concorrono a configurare l’ordine politico in quanto tale. Non, quindi – come una lunga tradizione interpretativa sembra affermare – un Machiavelli come teorico del conflitto contro l’ordine (e la concordia delle parti), ma come ispiratore di una modalità di indagine sulla politica che pensa, insieme, l’ordine e il conflitto.

L’istanza ermeneutica della divisione sociale, presente con evidenza nell’opera del segretario fiorentino, viene da Marchesi riportata alla configurazione generale che vede all’opera un’epistemologia innovativa che dai saperi rinascimentali della «visione» (cartografia, corografia, ecc.) si disloca sul piano materiale dell’economia intesa come «luogo» delle disunioni che conferiscono carattere discontinuo alla pratica della politica da parte dei diversi attori di volta in volta coinvolti. Secondo la lettura di Marchesi, la scoperta dell’economico avrebbe consentito alla riflessione di Machiavelli quel salto epistemologico necessario per pensare, insieme, l’istanza della divisione e della ricomposizione delle forze sociali in lotta per la configurazione strategica degli assetti di potere emergenti in una situazione data. Secondo Marchesi, infatti, «Machiavelli sviluppa a partire dall’osservazione dei fattori economici nella loro relazione conflittuale, una concezione dinamica della politica» (p. 50). La politica di Machiavelli sarebbe dunque, secondo la lettura di Marchesi, una sfera delle relazioni sociali che si presenta come una totalità definita come una «struttura a dominante», che troverebbe nell’economico il proprio specifico regime di verità. L’irruzione dell’economico nell’epistemologia di Machiavelli (nei Discorsi certamente, ma soprattutto nelle Istorie) se da un lato complica certamente il quadro analitico cartografico e corografico, in base al quale si articola l’indagine del segretario fiorentino sul binario della prospettiva, privilegiando lo spazio, i luoghi da cui le pratiche promanano, dall’altro evidentemente lo supera attraverso la messa a fuoco dei tempi, della trasformazione, del mutamento, che restituisce alla politica una possibilità inventiva e trasformativa del tutto inedita. Insomma, sembrerebbe che, se i saperi prospettici configurano nel pensiero del fiorentino l’indagine del tutto, l’economia aprirebbe invece alla possibilità dell’investigazione delle parti, istituendo così una dialettica tra unità/divisione (ma anche tra divisione/unità), che approda alla tematica degli spazi (patria, stato) e dei soggetti della politica (popolo, grandi, principe, nelle loro specifiche configurazioni storiche).

Così, nella tesi di Marchesi, viene negata la presunta autonomia della politica come cifra paradigmatica del pensiero machiavelliano. Al contrario, secondo Marchesi, la politica di Machiavelli interagisce con i diversi livelli della totalità sociale, che si presenta in questo modo come composizione e articolazione di sfere e istanze irriducibili ad una determinazione statica e definitiva: «Machiavelli, tutt’altro che preso in una anacronistica autonomia della sfera politica, giunge nelle Istorie a una più compiuta, per quanto già presente in nuce fin dai primi scritti, interazione e integrazione dei diversi livelli della totalità sociale» (p. 120). Sarebbe dunque la vita materiale che il segretario fiorentino tenterebbe di cogliere come ambito «differenziato», che della totalità restituisce il problema della sua unità complessa. La politica si presenta così come quella possibilità di agire, da parte degli attori, allo stesso tempo dentro e oltre la congiuntura, dentro e oltre l’ordine così come viene dato, e di aprire così all’evento della sua trasformazione. Dall’ordine al conflitto e dal conflitto all’ordine: sono questi i poli che orientano la riflessione politica di Machiavelli secondo Marchesi.

Si tratta certamente di una lettura – quella di Marchesi – suggestiva, che attinge, in un certo senso per rintuzzarla e in alcuni decisivi punti per superarla, ad una tradizione interpretativa che sulla strutturale configurazione conflittuale dell’ordine politico ha rinvenuto la cifra di orientamento fondamentale del pensiero del segretario fiorentino: «L’indizio è quello della revoca in dubbio della precedenza logica del conflitto rispetto all’ordine nel pensiero di questo autore (…). Il che non significa postulare il venir meno del rapporto costitutivo tra ordine e conflitto nel pensiero machiavelliano», ma aprire ad una «prospettiva che si chiarisce se riformulata attraverso il rapporto tra ordine ed evento, tra forme della totalizzazione politica e loro avvicendamento, mediante la costruzione di sequenze che non privilegino in prima istanza né la conservazione né la trasformazione» (p. 160).