Un Machiavelli francese tra Rivoluzione e Contro-rivoluzione

L’ultimo lavoro di Giuseppe Sciara, Un’oscura presenza. Machiavelli nella cultura politica francese dal Termidoro alla Seconda Repubblica (Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2018), permette di aggiungere un ulteriore elemento di riflessione ad un importante filone di ricerca che, da tempo e proficuamente, si è posto l’obiettivo di analizzare e far emergere l’importanza e l’influenza avuta da Machiavelli e dai machiavellismi all’interno della storia del pensiero politico, così come di mostrarne la costante attualità. Al centro dello studio del ricercatore italiano vi è la questione delle modalità attraverso le quali il pensiero del Segretario fiorentino è stato utilizzato ed interpretato all’interno della Francia del XIX secolo (precisamente dalla reazione antigiacobina successiva alla caduta di Robespierre alla Seconda Repubblica), riuscendo così a colmare anche un’importante lacuna storiografica.

Nel tentativo di tracciare una mappa della fortuna e degli usi politici della figura e delle opere di Machiavelli, Giuseppe Sciara indaga non solo la presenza «esplicita» del segretario fiorentino, ma anche quella che definisce «implicita» e «oscura», tale in quanto non solo poco considerata dalla storiografia, ma anche perché i riferimenti all’autore avevano maggiormente a che fare con l’esaltazione del suo realismo politico e della sua antropologia negativa, provocando il riemergere della presunta immoralità e pervasività delle lezioni presenti all’interno del Principe. Esaminando le traduzioni, le edizioni, la circolazione e le interpretazioni di Machiavelli nel periodo storico compreso tra il Termidoro e la prima metà dell’Ottocento, l’autore del volume sottolinea come si crei un profondo scarto rispetto alle letture che si erano consolidate nel corso dell’età moderna, in Francia così come in Europa. Le fonti che egli esamina all’intero del suo studio sono di vario genere (da opere di autori maggiori come Constant e Tocquville a opere di autori minori e secondari, così come pamplhet, opuscoli, periodi e quotidiani) e sono state selezionate non solo perchè al loro interno veniva citato il nome del Segretario fiorentino, ma anche perchè in esse era possibile rintracciare argomentazioni, citazioni e massime estrapolate dai suoi scritti o a lui erroneamente attribuite.

Il libro si propone quindi di verificare se il paradigma interpretativo del machiavellismo possa essere considerato uno strumento valido per cogliere alcune dinamiche politiche e culturali del periodo in esame. Da un parte l’autore cerca di analizzare come le divese letture di Machiavelli siano influenzate dal contesto in cui operano i vari interpreti, dall’altra invece, cerca di far emergere come le diverse interpretazioni del Segretario fiorentino abbiano inciso sulla storia politica. All’interno delle varie letture ed usi del pensiero machiavelliano, Sciara sottolinea come il realismo politico si affermi quale accezione principale del machiavellismo francese di inzio XIX secolo, anche grazie al nuovo modo di affrontare l’analisi della politica, che si avvale sempre di più dei parametri della storia. Inoltre, grazie all’analisi delle diverse forme del realismo politico machiavelliano, emerge come sia possibile affrontare da una diversa prospettiva alcune complesse questioni della Francia post-rivoluzionaria, come la continua lotta tra rivoluzione e controrivoluzione, il passaggio culturale dalle istanze illuministe a quelle romantiche e la definizione dei rapporti tra morale e politica, tra legislativo ed esecutivo, tra intellettuali e potere.

BIBLIOGRAFIA MINIMA:
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Jean-Lambert Tallien brandisce il pugnale contro Robespierre durante la seduta della Convenzione del 9 Termidoro anno II